“Forza della natura” intona Max Pezzali all’inizio di “Bella vera”, una delle ultime canzoni pubblicate con il marchio degli 883 nella primavera del 2001. La stessa forza che si è sprigionata nelle due serate di “San Siro canta Max”, andate in scena venerdì 15 e sabato 16 luglio, in un evento volto a celebrare i suoi primi trent’anni di carriera.
Più che un concerto si è trattato di un vero e proprio karaoke a cielo aperto, qualcosa di inevitabile quando a tua disposizione hai canzoni come “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”, “Sei un mito”, “Come mai”, “Nessun rimpianto”, “Gli anni”, “Se tornerai”, “La dura legge del gol” e “Una canzone d’amore“, pezzi che non conoscono confini spazio-temporali.
Un grande ruolo lo gioca la scaletta, che accontenta sia i fan più accaniti che gli appassionati occasionali, i cosiddetti curiosi dell’ultima ora. Tutti sensibili al fascino di ballate come “Ti sento vivere” e “Nient’altro che noi“, ma anche super gasati da pezzi più ritmati come “Nord Sud Ovest Est”, “Tieni il tempo”, “La regola dell’amico” e “La regina del Celebrità“.
Mettere mani su brani del passato considerati iconici non è mai un’impresa semplice, per questo motivo hanno giocato un ruolo fondamentale la produzione e i validissimi musicisti della band, ma anche la parte visual e la direzione artistica affidata a Sergio Pappalettera, designer di fama internazionale già al lavoro con Jovanotti, Pino Daniele ed Eros Ramazzotti.
Lo spettacolo ha soddisfatto i 120mila spettatori accorsi alla corte di Max Pezzali, desiderosi di buttarsi alle spalle questi due anni di restrizioni e di stop forzato delle attività live. Proprio questo momento storico ha favorito maggiormente la propensione del pubblico, che non stava più nella pelle e aveva voglia di cantare a squarciagola le proprie canzoni del cuore.
Fil rouge dell’intera narrazione è la sana e irreprensibile nostalgia del passato, in modo particolare degli anni ’90 e di ciò che hanno concretamente rappresentato, ma tutto questo senza sconfinare in alcun modo nei cliché di un revival spicciolo, banale e démodé. In fondo, viaggiare nel tempo con i ricordi è un esercizio che non ha mai fatto del male a nessuno.
Dall’altra parte, però, è da sottolineare anche la grande capacità di Max nel parlare alle nuove generazioni. Sì perché “San Siro canta Max” non è stato un raduno di inguaribili boomer o di simpatici millennial, bensì un incontro tra ragazzi di ieri e di oggi. Tanti i giovanissimi presenti all’appello, probabilmente incuriositi dalla portata di un fenomeno senza eguali.
La musica degli 883 prima e di Max Pezzali dopo ha fatto la storia, scandendo le avventure degli adolescenti di ieri e di oggi, in un racconto spesso ancorato ai tempi ma mai anacronistico. Evidentemente è proprio così che deve andare, o perlomeno così dicono, o perlomeno ce lo auguriamo tutti… mentre arranchiamo in salita con il nostro vecchissimo Peugeot.
Daniele Zanesi

