È la domanda che mi girava in testa, di continuo, durante questa quarantena.
Sì, è vero, è stata un’esperienza non facile: il Covid-19 ci ha messi di fronte all’isolamento fisico ma anche psicologico, ci ha imposto quello che la nostra frenetica vita da tempo ci impediva: fermarci.
Fermarci e quindi pensare, riflettere, apprezzare (forse), cambiare (un po’).
Riprendere la vita pseudo-normale è stato più traumatico dell’abituarsi a stare chiusi in casa. In effetti, se ci pensiamo bene, rinchiudersi in casa è stato come ritornare a quell’attimo prima di venire al mondo: stare rannicchiati nel grembo materno ci faceva sentire al sicuro, così come le mura di casa nostra ci hanno fatto sentire protetti, meno deboli nella nostra fragilità.
Ritorna tutto ciò che dicevo qualche settimana fa quando ancora il lockdown era solo un’ipotesi (vicinissima): sono l’amore, l’intelligenza e il buon senso gli ingredienti che ci servono per vivere con serenità.
Proprio l’amore, quotidiano, continuo, quasi dispettoso e invadente della mia famiglia è la cosa che più mi mancherà; l’amore della condivisione delle piccole cose.
L’amore nella scoperta e riscoperta di ciò che ci è più caro: il tempo.
Il tempo è un dono che spesso sottovalutiamo, diamo per scontato e sprechiamo.
Stare fermi non è stato un peso, lasciarsi andare è servito a tanto: alcuni hanno apprezzato la tranquillità, l’abbandono della frenesia e delle corse quotidiane, l’aria pulita la mattina, la possibilità di gestire il tempo liberamente, la riscoperta delle piccole gioie.
Secondariamente, ma non perché meno importante, la famiglia, il valore della casa, dell’unione con i propri familiari e in generale delle piccole cose.
C’è anche chi ha detto di aver “scoperto il senso patriottico”.
La riscoperta, poi, del tempo libero con la valorizzazione del piacere di alcuni hobby, come la scrittura e la musica, oppure l’aver provato a vivere con calma, con la possibilità di avere tempo per me e dei vecchi vinili dei miei.
Addirittura, c’è chi ha ritrovato il rispetto delle sane abitudini.
C’è chi ha riscoperto l’amicizia: mi manca vedere i miei amici, che apprezzo ora più che mai.
E poi c’è chi ha riconosciuto con nostalgia di aver scoperto quanto sia importante e vitale la normalità nonostante la lentezza, il non dover fare più cose contemporaneamente, avere la possibilità di gestire il tempo e scandire le giornate in base ai miei interessi.
E poi, cosa ci mancherà di più?
La calma, il silenzio, le serate in famiglia, il tempo dedicato a me stesso, l’amore quotidiano dei miei cari, la capacità di riflettere e fermarmi.
Gli incontri su zoom la sera; perché molti rapporti sono nati o si sono consolidati in questi mesi, in cui ci siamo messi a nudo. Ci siamo uniti, ci siamo fatti da scudo e da ancora, abbiamo riso e dato spazio alla nostra creatività.
C’è chi dice che gli mancherà il non avere fretta.
È vero: dovremmo fermarci di più a respirare, dedicare più tempo ad ascoltarci senza dover vivere per forza, dimenticando, ogni tanto, di guardare l’orologio. Non diventare schiavi del tempo, ma renderlo il nostro migliore amico.
Con questo augurio, vi lascio un piccolo invito, lo stesso consiglio che mi ripeto ogni mattina appena sveglio e ogni sera prima di andare a dormire. Tutta questa resa globale è stata un’occasione, perché ci ha dato modo di capire che il tempo è tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che ci rimane: sfruttiamolo al meglio, facendo quello che ci piace, alimentando i nostri spiriti, amando e vivendo in compagnia dei nostri cari.
Non è impossibile (forse solo un pò difficile) mantenere queste sane abitudini nel nostro quotidiano: è compito nostro non farci travolgere dalla frenesia.
È nostro obbligo fermarci e imparare a respirare a pieni polmoni.
L’unica cosa di cui abbiamo bisogno è amore, intelligenza e buon senso, per noi stessi, per i nostri cari e per la vita.
Daniele Zanesi

