Con il cuore e con i denti, molti cerotti e poco ossigeno per avere idee, con limiti di schieramento e quindi di soluzioni, il Milan saluta l’Europa, comunque più per colpe e difetti propri che per la forza di un Manchester United tutt’altro che irresistibile nei 180 minuti. I gol subiti all’Old Trafford e a San Siro sono stati il frutto di blackout ridicoli nelle sfide a eliminazione, le occasioni dell’andata e l’asfissia del ritorno non potevano cambiare la sorte di una qualificazione figlia di dettagli pesantissimi.
Si chiude un’esperienza che dovrà servire e fare bagaglio per il giovane viaggio di questa squadra, troppo penalizzata da assenze che stanno costando un cammino inatteso e che meriterà almeno un accesso alla Champions League da una posizione d’onore. Poi bisognerà mettere un freno agli infortuni che stanno scartavetrando il lavoro di Pioli.
Milan sempre più rimaneggiato. Mancano Calabria, Romagnoli, Rebic, Leao, sono in panchina Bennacer, Tonali, Ibrahimovic. Castillejo centravanti, Krunic alto a sinistra, Calhanoglu ancora in condizione precaria.
Primo tempo in salita, rossoneri in leggera difficoltà nelle battute iniziali, lo United ha più ritmo, riempie la metà campo avversaria, pressa alto ma non trova grandi sbocchi.
Piano piano i ragazzi di Pioli acquistano coraggio, avanzano le linee giocando però per vie perimetrali perché Castillejo la in mezzo sembra un pesce fuor d’acqua. Poche le occasioni, un paio di ciabattate in una frazione equilibrata.
Nella ripresa entra Pogba che segna dopo soli tre minuti sfruttando una gigantesca dormita in area del turco e di Meitè, i quali giochicchiano sul pallone ai confini dell’area piccola favorendo finta e tiro sul primo palo.
Reagiscono i rossoneri, mancano però profondità e inserimenti per portare pericoli alla porta avversaria. Entra Ibra dopo venti minuti e lo spartito non cambia. Lo United resta in controllo con rare difficoltà anche se il Milan prova qualche incursione più convinta cercando lo svedese che sfiora il pari di testa.
Ancora qualche sussulto, poca sorte nei dettagli. La doppia sfida si chiude con amarezza e il rimpianto di cosa avrebbe potuto essere a due condizioni: la gara di andata e (finalmente) una parvenza di formazione titolare. Senza parlare (perché sembra vietato accennare ai torti subiti) del gol annullato a Kessie in Inghilterra.
Oggi è giusto incassare gli sfottò dagli interisti, dobbiamo stare al gioco. Poi domani ci sveglieremo milanisti e loro no, e vinceremo nuovamente. Come ogni mattina.
Sarà perché sei stato amore a prima vista. Sarà perché sei una tradizione di famiglia, perché il bianco e il blu con il nero non li posso sopportare, invece il rosso e il nero mi fanno emozionare. Sarà perché insieme abbiamo vinto tutto e Milano siamo noi, perché San Siro è il nostro stadio, perché siamo belli come il sole, perché tifiamo con il cuore. Sarà perché più bella curva non c’è, perché “siam venuti fin qua”, perché sei la mia seconda pelle, perché sei orgoglio e identità. Sarà perché… per me non c’è un perché, c’è solo il Milan, sempre e comunque.
Daniele Zanesi

