La seconda serata della 73esima edizione del Festival di Sanremo ci permette di ascoltare la seconda tranche di brani in gara. Favolosi Colapesce e Dimartino, bene Tananai. Forse ci si aspettava qualcosa in più da Giorgia e Articolo 31, ma i brani sono validi. Il momento karaoke è affidato al trio Morandi/ Al Bano / Ranieri. Superlativo Angelo Duro.
Will – “Stupido” – Voto 5,5: Apprezzabile la volontà di voler dire qualcosa, da bocciare l’incapacità di riuscirci. Tutto troppo leggero, talmente teen da fare effetto boy band, ma da solo.
Modà – “Lasciami” – Voto 6,5: I Modà rappresentano fondamentalmente tutto ciò dal quale la rivoluzione indie c’ha salvato. Questo pop plastificato, anche quando fatto con senno, ed è questo il caso, lo percepiamo sempre debole, ma soprattutto distante chilometri da qualsiasi cosa ci possa interessare ascoltando musica. Tutto didascalico, semplice, armonico, quadrato e senza guizzi.
SetHu – “Cause perse” – Voto 4: Il ragazzo, nonostante ricordi il cattivo inquietante di un film dei fratelli Cohen, sul palco porta qualcosa; purtroppo il pezzo che propone vorrebbe martellare ma nemmeno ti sfiora. Ricorda vagamente lo stile BLANCO, ma senza la distruzione della scenografia.
Articolo 31 – “Un bel viaggio” – Voto 8: Gli Articolo 31 scelgono di giocarsi la carta Sanremo mostrando il loro lato più oscuro. “Un bel viaggio” è un brano commovente, proprio perché autentico, perché si va oltre i lustrini, i green carpet, oltre la gara, e c’è un amico, o perlomeno uno che conosci da davvero tanto tempo, che ti sta offrendo un ricordo nostalgico e coinvolgente, perché anche tu ne facevi parte. Certo, vestiti di bianco sembrano i fantasmi di quello che erano una volta, mentre ancora sono vivi e vegeti e lottano con noi.
Lazza – “Cenere” – Voto 6: Ecco il pezzo che spaccherà radio e classifiche, non solo perché Lazza si piazza in testa a qualsiasi classifica con qualsiasi propria emanazione sonora, ma perché si percepisce l’orecchio da musicista vero. “Cenere” infatti è un brano molto contemporaneo, quindi molto pensato, una canzone furba.
Giorgia – “Parole dette male” – Voto 6,5: Giorgia si presenta così come vuole essere e non come tutti si aspettavano che fosse. Accenni R&B, sonorità minimal, contemporanee, insomma tutta roba di grande valore e costruita con grande professionalità, ma che in Italia nessuno vuole sentire, nel pubblico suona come un allarme antincendio. Il pezzo invece è valido, perché Giorgia è forse la più bella voce del pop italiano di sempre.
Colapesce e Dimartino – “Splash” – Voto 10: Il miglior brano di questa edizione di Sanremo. Colapesce e Dimartino si confermano autori di rara fattura, il brano mette insieme ironia e malinconia, regala immagini crude e meravigliose. Il ritornello, quel geniale “Ma che mare?? Ma che mare??” suona come uno sfogo, come nelle migliori canzoni, e resta in testa in maniera indelebile. Il più grande merito dei Festival di Amadeus, quindi di Amadeus, ben oltre i numeri, i risultati, i dati, è aver regalato al mainstream italiano, così povero, misero, di idee, due come Colapesce e Dimartino.
Shari – “Egoista” – Voto 5,5: Peccato per la notevole emozione che assottiglia un po’ una voce davvero eccellente, in quel senso un po’ più di calore e un po’ meno di instabilità avrebbe fatto comodo, così come evitare di presentarsi in versione mamma di Stifler. Il pezzo è molto interessante, riascoltandolo crescerà, inciso esploderà.
Madame – “Il Bene nel Male” – Voto 6,5: Una delle migliori espressioni della musica italiana contemporanea è Madame. Per capire perché basta ascoltare questo pezzo, così furioso, poetico, impegnato, ciccione.
Levante – “Vivo” – Voto 5,5: Tutto abbastanza inconsistente, il dramma che vuole raccontare il pezzo è soffocato da un’interpretazione troppo accentuata.
Tananai – “Tango” – Voto 7: La forza di questo pezzo è ricordare, se “Abissale” non fosse bastato, che Tananai è personaggio ironico ma dotato di una poetica propria ed efficace. “Tango” è struggente, arriva subito dove deve, lui la canta come deve, con quella sua inebriante sprecisione.
Rosa Chemical – “Made in Italy” – Voto 6,5: Rosa Chemical spiazza pure chi si aspettava da lui l’eccesso. Questo perché trucco forte, artigli viola, tatuaggi sul volto, frustino, tutta la messa in scena insomma, rappresentano solo l’antipasto di ciò che poi esplode nella musica. Ironica, potente, pulsante, coinvolgente; anche complessa in certi punti e certamente ficcante negli intenti, ma senza mai spacciarlo per intellettualismo.
LDA – “Se poi domani” – Voto 4: Pop televisivo liceale e senz’anima. Attenzione, la canzone fila, come i sassi quando li facciamo saltellare in acqua: due, tre impennate veloci, quattro quando sei forte forte, prima di inabissarsi e non li vedremo mai più.
Paola e Chiara – “Furore” – Voto 7,5: Anni 90. Le due sorelle della musica italiana, vestite come due palle da discoteca, propongono una versione 2.0 di quel loro pop alla milanese.
Daniele Zanesi

