Ci aspetta un’altra settimana di passione. Ci toccherà respingere l’ennesimo attacco dei gufi.

Era la partita più difficile (l’ennesima) per guadagnare i tre punti più importanti (gli ennesimi) e dare dimostrazione a tutti (l’ennesima) che non siamo lì per caso. L’abbiamo superata alla grande, mettendo in campo cuore, forza e carattere.

Primo tempo bloccatissimo, con tanti (troppi) dei nostri divorati dalla tensione che non è mai buona consigliera in queste occasioni. Abbiamo, quindi, pagato la scarsa freddezza di Calabria che ha sbagliato l’inverosimile, la poca esperienza di Leao che non si è mai accesso e l’ormai atavica sterilità in area di rigore avversaria. Di contro, abbiamo trovato un’Atalanta ben organizzata che ci ha aspettato per provare a ripartire sfruttando, in particolare, la gamba di Spinazzola e l’estro di Muriel. Fortuna ha voluto che i nostri due centrali difensivi, aiutati da Kessie, abbiano concesso loro poco o niente. Ne è scaturito un primo tempo brutto, basato dai nostri quasi esclusivamente sul lancio lungo, in cui le occasioni si sono contate sulle dita di una mano: una buona percussione iniziale di Salemaekers fermata sul più bello, un destro da fuori di Muriel plasticamente bloccato da Maignan e qualche altro tiro velleitario (Leao e Tonali per noi, Zappacosta per loro) finito lontani dai pali. Neppure la protesta finale di Giroud, atterrato da Djimsiti pochi centimetri fuori dall’area, ha avuto l’esito sperato poichè Orsato, che nulla aveva fischiato, non ha potuto beneficiare dell’ausilio del VAR proprio perché il fallo era avvenuto fuori dai 16 metri.

La ripresa è ripartita con un sinistro di Zappacosta deviato provvidenzialmente da Calabria sulla traversa. Poi, dopo una decina di minuti in cui la paura ha continuato a farla da padrona, con errori banali e precisione prossima allo zero, Theo su punizione ha finalmente spaventato seriamente Musso calciando sull’esterno della rete. Pioli, a quel punto, ha inserito Messias e Rebic per provare a ricreare anche negli 11 in campo quell’elettricità positiva che permeava gli 80.000 di San Siro sin dal primo minuto. La scelta è stata azzeccatissima visto che, un minuto dopo, è stato proprio Junior Messias a lanciare Leao nello spazio. Rafa ha bruciato in velocità Koopmeiners e bucato Musso con un rasoterra sotto le gambe. Delirio totale! Urla, abbracci, baci e corse sfrenate hanno unito in quel momento la squadra e qualche milione di tifosi, tra cui naturalmente il sottoscritto. L’Atalanta, che nel frattempo aveva sostituito Muriel con Zapata, ha subito fatto capire di non voler soccombere così facilmente e, nel quarto d’ora successivo, ci ha costretti alla difensiva, rendendosi pericolosissima proprio con il centravanti colombiano che ha calciato alto al minuto 61 da ottima posizione e inzuccato a lato al minuto 72, svettando nel cuore della nostra area di rigore.

La tensione mi stava letteralmente divorando quando Theo, al minuto 75, ha preso palla al limite dell’area e si è lanciato, da solo, contro l’intera difesa bergamasca. “Dalla a Messias”, gli ho urlato inizialmente. Ma lui, niente. Implorandolo ho, quindi, esclamato “Imbuca per Rebic”, ma Theo se ne è fottuto bellamente proseguendo la sua corsa. “Allarga per Leao” è stata la mia ultima richiesta prima che Theone, saltandoli tutti, insaccasse il diagonale del 2-0 facendo impazzire di gioia la mia ignoranza calcistica e tutto il mondo rossonero con un gol che entrerà nella storia dei nostri colori come quelli di Weah, Sheva e Kakà. A quel punto abbiamo tirato i remi in barca, aspettando l’Atalanta e dedicandoci esclusivamente al contropiede. Kessie ha deciso di salutare San Siro (che peccato, Frank) con una prestazione maiuscola simile a quella dello scorso anno proprio contro l’Atalanta. Siamo andati vicinissimi al 3-0 con Rebic, sulla cui azione caparbia è stato bravo Musso. Infine Maignan ha deciso di mettere la firma sulla vittoria con una parata sul tiro a botta sicura di Zapata pochi minuti prima del triplice fischio finale.

I migliori in campo sono stati senza dubbio i 3 muri d’ebano che hanno blindato la nostra porta: Kalulu, Tomori e Kessie fenomenali. Il gol dell’anno ha naturalmente fatto salire a livelli massimi la prestazione di Theo, così come Leao che, analogamente, ha ribadito di essere sempre il nostro uomo in più. Menzione particolare per i due recuperi di Krunic che hanno dato il là ai nostri gol. Calabria, invece, ha sofferto tantissimo la tensione nei primi 45’, riprendendosi nella ripresa.

Ci aspetta un’altra settimana di passione. Dopo la Fiorentina che gioca benissimo, la fatal Verona, l’Atalanta bestia nera, ci toccherà respingere l’ennesimo attacco dei gufi, pronti a invocare un nuovo 5 maggio al contrario. Forza ragazzi, sfatate l’ultimo tabù!

Daniele Zanesi

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